Il 4 marzo si è tenuto il web meeting della Sustainability SDGs Community moderato dal Managing Director di SDGs Leaders, Marco Gallo, un importante momento di confronto e approfondimento sui temi chiave della sostenibilità e sull’evoluzione normativa in ambito ESG. Al centro della discussione, il pacchetto Omnibus, recentemente proposto dalla Commissione Europea, e le implicazioni che potrebbe avere sull’applicazione della direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Tra le novità più discusse: il possibile rinvio degli obblighi di rendicontazione e la riduzione dell’ambito di applicazione della normativa, temi che sollevano interrogativi ma anche opportunità per le aziende.
Temi centrali dell’incontro sono stati la governance della sostenibilità, l’integrazione tra dimensione finanziaria e non finanziaria, l’importanza dei KPI chiari e misurabili, nonché il ruolo della doppia materialità nel trasformare l’approccio alla rendicontazione in un volano per l’innovazione e la competitività. Non è mancata una riflessione sul necessario cambiamento culturale che accompagna questa transizione, con l’invito a mantenere un impegno saldo e una visione di lungo periodo, al di là delle incertezze normative.
L’avvocato Mario Natale introduce il pacchetto Omnibus, una proposta della Commissione Europea che mira a modificare la normativa sulla sostenibilità, in particolare la direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). La proposta prevede un rinvio di due anni degli obblighi di rendicontazione e una significativa riduzione dell’ambito di applicazione: solo le aziende con almeno 1000 dipendenti, 50 milioni di euro di fatturato o 25 milioni di patrimonio netto saranno coinvolte. Questo comporterebbe l’esclusione di circa l’80% delle imprese inizialmente previste. L’obiettivo dichiarato è alleggerire gli oneri amministrativi, liberando risorse economiche per altre priorità pubbliche. Tuttavia, si tratta solo di una proposta, che dovrà passare per il Parlamento Europeo e il Consiglio, senza effetti immediati sul quadro normativo attuale. L’invito è quindi a proseguire nel rispetto della normativa vigente, in attesa di eventuali modifiche. Si prevede anche l’introduzione di standard più semplici e comuni per tutti i settori, nonché un alleggerimento delle regole per i piccoli importatori. Nonostante il possibile rinvio, il valore della rendicontazione di sostenibilità resta centrale, anche su base volontaria.
David Brussa, Total Quality and Sustainability Officer di illycaffè, ha illustrato come l’approccio della doppia materialità sia diventato una vera e propria bussola strategica per l’azienda. La CSRD è stata colta come un’opportunità per diffondere la cultura della sostenibilità a tutta l’organizzazione, coinvolgendo direttamente il board e la prima linea aziendale. Il processo ha portato alla creazione di un team ESG trasversale e all’adozione di una mappa di materialità che integra rischi e opportunità sia dal punto di vista della sostenibilità che finanziario. Sono stati individuati nove temi prioritari su cui concentrare le azioni strategiche, massimizzando gli impatti positivi e riducendo i rischi. Questo approccio ha rafforzato l’integrazione tra governance, gestione dei rischi e sostenibilità, consentendo una pianificazione mirata e vantaggi concreti, anche in termini di accesso al credito e condizioni finanziarie. La doppia materialità, quindi, guida scelte operative e strategiche, valorizzando la sostenibilità come leva di competitività e resilienza.
Davide Tassi, Head of Sustainability di ENAV, ha condiviso il suo approccio alla doppia materialità, sottolineando l’importanza di non farsi bloccare dall’incertezza normativa legata alla CSRD e al pacchetto Omnibus. Ha evidenziato il rischio di “inerzia psicologica” che potrebbe rallentare i progressi delle aziende in materia di sostenibilità. Davide ha raccontato la propria esperienza, iniziata nel 2017, e come abbia costruito un piano strategico per integrare la sostenibilità nel business di ENAV, al di là delle mere esigenze di rendicontazione. Ha sottolineato poi che l’accentramento della sostenibilità sotto i CFO, potrebbe rappresentare un rischio di ridurre il tema ad un fatto di bilancio. Ha illustrato il processo adottato per la doppia materialità, combinando l’approccio “inside-out” e “outside-in”, e applicando il sistema di Enterprise Risk Management (ERM) per valutare rischi e opportunità. L’obiettivo resta rendere il business più sostenibile e le persone più soddisfatte, continuando il percorso indipendentemente dai cambiamenti normativi o politici.
Nel corso della “Round Table Imprese a confronto”, moderata da Livio Livi, sono intervenuti tre rappresentanti di aziende di settori differenti per discutere di come stanno affrontando il tema della doppia materialità e della sostenibilità: Annamaria Massara di Teleperformance Italia, Anna-Lise Kopp di Flamma Group e Diego Galletta di Autostrade per l’Italia.
Annamaria Massara ha raccontato l’esperienza di Teleperformance Italia, che, pur non obbligata direttamente dalla normativa CSRD grazie alla copertura della casa madre francese, ha scelto dal 2021 di redigere volontariamente un report di sostenibilità. Questo impegno ha portato anche alla trasformazione in Società Benefit, rafforzando il commitment strategico verso la sostenibilità. Tuttavia, Massara ha evidenziato la crescente complessità dei report di sostenibilità, che rischiano di diventare meno accessibili come strumenti di comunicazione e marketing, a differenza dei report iniziali più semplici e chiari.
Anna-Lise Kopp ha spiegato come Flamma Group, azienda familiare del settore farmaceutico, abbia utilizzato la doppia materialità non solo per adempiere agli obblighi normativi, ma come leva di cambiamento culturale e strategico. La metodologia è stata applicata per superare una visione verticale tipica delle aziende B2B e promuovere un approccio sistemico e condiviso. Il processo ha incluso un forte coinvolgimento di stakeholder interni ed esterni, l’introduzione di nuovi interlocutori (come giovani dipendenti e ONG) e un focus concreto su temi pratici come la gestione dei solventi e dei rifiuti pericolosi. La doppia materialità ha così aiutato Flamma a integrare la sostenibilità nel business e nella cultura aziendale.
Diego Galletta ha portato l’esperienza di Autostrade per l’Italia, dove la doppia materialità è stata affrontata attraverso un percorso strutturato, partendo da una matrice di temi materiali già esistente. L’azienda ha utilizzato software per analisi qualitative e quantitative, ha coinvolto il vertice aziendale e condotto survey e interviste mirate, con particolare attenzione ai giovani dipendenti e agli ESG Ambassador. Questo lavoro ha permesso di aggiornare i temi materiali e integrarli nella rendicontazione e nei sistemi di controllo interni. Galletta ha sottolineato l’importanza della governance forte e diffusa come elemento chiave per il successo dei processi di sostenibilità.
Nella discussione finale successiva ai gruppi di lavoro, tutti e tre hanno evidenziato il valore concreto della doppia materialità: Annamaria Massara l’ha vista come strumento per rafforzare la cultura aziendale e il posizionamento competitivo nella catena di fornitura; Anna-Lise Kopp ha sottolineato il cambio di prospettiva che consente di vedere nuove opportunità strategiche; Diego Galletta ha ribadito l’importanza di una governance solida e condivisa, in cui la sostenibilità viene presa in carico a tutti i livelli dell’organizzazione. La conclusione è stata che, di fronte alla complessità normativa e ai crescenti obblighi, la concretezza, l’engagement e la governance rimangono le leve essenziali per trasformare la sostenibilità in un valore reale e duraturo.
L’incontro si è concluso con un forte spirito di ottimismo e concretezza, sottolineando l’impegno delle aziende nel percorso verso la sostenibilità, nonostante le complessità normative. Simone Budini e Martina Martinelli di Luiss Business School hanno evidenziato che il lavoro sulla CSRD prosegue senza rallentamenti, indipendentemente dall’Omnibus. Le aziende stanno integrando sempre di più i temi di sostenibilità con quelli finanziari, puntando su KPI chiari e misurabili. È emerso il bisogno di rendere visibili gli impatti “invisibili” della sostenibilità, trasformando l’approccio da mera compliance a vero modello di business. Diversi partecipanti stanno riscrivendo mission, vision e purpose aziendali, rendendo la sostenibilità un elemento strutturale e non solo un fattore estetico. Martina Martinelli ha ribadito che, seppur con sfide culturali, le imprese stanno abbracciando il cambiamento in modo convinto. Livio Livi ha concluso evidenziando un rinnovato commitment collettivo e la voglia di proseguire con determinazione su questa strada comune.