Il Consiglio dell’UE approva la misura “Stop-the-clock”: equilibrio tra sostenibilità e competitività

Nel corso della riunione del Consiglio dell’Unione Europea del 26 marzo 2025, i ministri responsabili dell’industria e del mercato interno dei 27 Stati membri hanno approvato all’unanimità la posizione negoziale sulla proposta di direttiva “Stop-the-clock”, presentata dalla Commissione Europea a febbraio come parte del pacchetto “Omnibus I”.
Questa iniziativa rientra in una più ampia strategia volta a semplificare il quadro normativo dell’UE, con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e garantire loro maggiore certezza giuridica, in un momento in cui devono adeguarsi a importanti regolamentazioni in materia di sostenibilità.  Il meccanismo permetterebbe, in casi eccezionali, di sospendere temporaneamente l’attuazione di specifici obblighi normativi europei ritenuti troppo onerosi per imprese e amministrazioni. In questo senso, la proposta di direttiva introduce un rinvio mirato dell’applicazione di alcune disposizioni chiave in due normative fondamentali:

  • Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD):
    • Viene posticipata di due anni l’applicazione degli obblighi di rendicontazione per le grandi imprese non ancora coinvolte e per le PMI quotate.
  • Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD):
    • Slitta di un anno il termine per il recepimento della direttiva e per l’avvio della sua prima fase di applicazione, rivolta alle aziende con oltre 5.000 dipendenti e fatturato globale superiore a 1,5 miliardi di euro.

Questa sospensione temporanea, definita appunto “Stop-the-clock”, nasce dall’esigenza di evitare una sovrapposizione normativa che potrebbe gravare in modo sproporzionato sulle imprese, in particolare quelle di medie dimensioni.

Secondo il Vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, la misura ha l’obiettivo di “concedere alle aziende tempo sufficiente per conformarsi alle nuove regole, senza rinunciare alla transizione verso un’economia sostenibile”.

La proposta ha ottenuto un ampio sostegno politico durante la riunione del Consiglio, come dimostrato dalle dichiarazioni di diversi ministri che hanno sottolineato l’importanza di “rafforzare la competitività industriale europea salvaguardando al contempo gli obiettivi ESG”.

Tuttavia, non sono mancate le preoccupazioni da parte della società civile e delle ONG ambientali, secondo cui tale rinvio potrebbe rappresentare “un freno ai progressi sulla trasparenza e responsabilità delle imprese”.

La misura è ora in attesa dell’esame del Parlamento Europeo, che il 1° aprile voterà sulla proposta di adottare la direttiva tramite procedura d’urgenza. Se il Parlamento approverà questa modalità, si potrà procedere rapidamente verso l’adozione definitiva, auspicabilmente entro il primo semestre 2025, sotto la presidenza belga del Consiglio.