Nel corso dell’ultimo web meeting della Community HR, la sostenibilità è emersa come uno dei driver strategici fondamentali per il futuro delle organizzazioni. Un confronto ricco di spunti e visioni concrete ha messo in luce come l’adozione di pratiche ESG non sia più solo una questione di compliance normativa, ma rappresenti una leva per accrescere la competitività, migliorare i processi aziendali e creare valore a lungo termine. Il dialogo tra i partecipanti ha evidenziato l’urgenza di integrare la sostenibilità nei piani strategici d’impresa, coinvolgendo in modo trasversale tutte le funzioni aziendali – dalla governance al finance, dal marketing alle operations – e diffondendo una cultura inclusiva che coinvolga attivamente le persone.
Tra i temi chiave affrontati: l’impatto delle nuove normative europee, come il pacchetto Omnibus, la CSRD e la CSDDD, la trasformazione dei modelli di leadership verso un approccio autentico e coerente, e il ruolo centrale della formazione continua nel diffondere consapevolezza e competenze ESG. Si è parlato inoltre di filiere sostenibili, di coinvolgimento degli stakeholder interni ed esterni e dell’importanza di scelte concrete e coraggiose
Lorenzo Valente, CEO e Founder, Sostenitaly Business Network, ha offerto una visione pragmatica e completa sullo stato attuale della sostenibilità aziendale e sull’impatto delle nuove normative europee, come il pacchetto Omnibus, la CSRD e la CSDDD. Secondo Valente, la sostenibilità non deve essere vista solo come un obbligo normativo, ma come un’opportunità per migliorare i processi aziendali, aumentare la competitività e creare valore a lungo termine. Invita le aziende a un approccio proattivo, costruendo strategie integrate che coinvolgano non solo il reparto finance, ma tutte le funzioni aziendali: produzione, marketing, logistica, HR e comunicazione. Il pacchetto Omnibus, alleggerendo alcuni obblighi, mira a facilitare l’adozione di pratiche sostenibili, soprattutto per le PMI, senza rallentare la transizione verde dell’Europa. Valente sottolinea l’importanza di diffondere una cultura della sostenibilità, considerata oggi imprescindibile come l’inglese vent’anni fa. Le aziende che investono in sostenibilità, come le benefit, registrano utili più alti e maggiore attrattività verso clienti e investitori. Fondamentale anche la comunicazione interna per coinvolgere i dipendenti e far percepire il cambiamento come un beneficio condiviso. In sintesi, la sostenibilità è una leva strategica, non un adempimento, e rappresenta la chiave per interpretare il futuro del business.
Selene Santacaterina, People & Organization Director di Amadori, racconta come l’azienda stia affrontando il cambiamento di posizionamento verso le proteine verdi, supportando le persone nello sviluppo di nuove competenze e nella creazione di una cultura condivisa. Amadori ha avviato un percorso di sostenibilità già da diversi anni, ma oggi punta a renderla più visibile e integrata nella quotidianità, non solo come sostenibilità operativa ma a 360°. Attraverso la Corporate University, sono stati avviati percorsi formativi su tre direttrici: leadership sostenibile, benessere organizzativo e sostenibilità ESG. Particolare attenzione è stata data al coinvolgimento di tutti i people leader e alla costruzione di esperienze formative in presenza, nonostante la complessità di una filiera con quasi 10.000 persone. Inoltre, i Sustainability Breakfast, momenti di formazione digitale aperti a oltre 1.300 partecipanti, affrontano tematiche di sostenibilità sia tecnica che culturale. L’approccio è inclusivo, grazie a un comitato di sostenibilità rappresentativo di tutta la filiera, con l’obiettivo futuro di estendere queste iniziative anche agli stakeholder esterni.
Anna Illiano ha raccontato l’impegno di Magroup nell’integrare la sostenibilità nei processi aziendali e nella cultura organizzativa. La formazione non è vista come un evento una tantum, ma come un percorso continuo che accompagna le persone nella comprensione e nell’applicazione concreta dei principi ESG. Ha sottolineato come la sostenibilità sia entrata negli MBO del management, con obiettivi chiari e condivisi, legati sia alla compliance che alla reputazione e alla performance economica. Fondamentale per loro è l’ascolto attivo degli stakeholder interni ed esterni, la comunicazione costante dei risultati e il coinvolgimento trasversale di tutta l’organizzazione, dal concept di progetto fino alla gestione operativa (materiali, mense, gestione rifiuti).
Emanuela Teatini ha messo in evidenza la coerenza tra i valori di sostenibilità e le azioni concrete di Siram Veolia, come la scelta coraggiosa di passare da Microsoft a Google Chromebook per garantire un approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili. Ha illustrato l’importanza dell’Academy di Sostenibilità interna, che ha già coinvolto migliaia di persone in programmi pratici e scientifici, incluso un sistema per misurare la carbon footprint individuale dei dipendenti. Ha sottolineato l’importanza di un approccio sostenibile e innovativo che sia accessibile e percorribile per tutti, promuovendo un’onda lunga culturale che coinvolge famiglie e territori. Per Veolia, la sostenibilità è un investimento condiviso lungo tutta la filiera e non solo un adempimento normativo.
Pietro Scrimieri ha raccontato il percorso di Acquedotto Pugliese verso un modello di sostenibilità che va oltre l’ambiente, puntando forte sull’impatto sociale e sulla responsabilizzazione della filiera. L’azienda ha formato facilitatori in ogni direzione tramite la Water Academy, utilizzando anche il Fondo Nuove Competenze, per portare la cultura ESG nei processi quotidiani. Ha condiviso il lavoro fatto con le organizzazioni sindacali per integrare obiettivi ESG nei premi di risultato, misurati con KPI concreti. Scrimieri ha evidenziato l’importanza di investimenti reali in energia rinnovabile e di un coinvolgimento attivo dei fornitori, che partecipano alla formazione e sono parte della strategia di sostenibilità di AQP.
Nel report back a cura dei professori Luiss Business School, Flavia Mirabelli e Roberto Maglione, sono emersi spunti importanti sul ruolo strategico della sostenibilità, vista non solo come un obbligo normativo ma come leva di competitività e benessere organizzativo. Si è discusso della necessità di integrare la sostenibilità in modo autentico nel piano strategico d’impresa, agendo su filiera, processi e scelte di business. Tre le dimensioni fondamentali emerse: consapevolezza diffusa, governance solida e concretezza operativa. L’esempio di Veolia, che ha scelto di sostituire Microsoft con Google per motivi di coerenza energetica, ha suscitato un dibattito sull’impatto ambientale delle tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale generativa, che ha un elevato consumo energetico. Questo ha portato alla riflessione sull’importanza di valutare l’intero ciclo di impatti delle scelte aziendali, evitando approcci integralisti, ma cercando soluzioni pragmatiche ed efficaci. Centrale è risultato il tema della leadership sostenibile autentica, che promuove il cambiamento culturale coinvolgendo attivamente le persone, dal basso verso l’alto, e creando un impatto positivo che va oltre l’azienda, raggiungendo comunità e territori. La sfida è rendere la sostenibilità un elemento vissuto, non solo dichiarato.